Il motto l'hanno chiesto in prestito niente di meno che al padre della lingua (Dante Alighieri, Divina Commedia, Inferno IV) quelli dell'Adi, Associazione dottorandi e dottori di ricerca italiani. E la dice lunga su come si sentano. L'Adi conta 2 mila iscritti ed e` un'associazione di categoria che deve il suo successo ad internet; l'associazione e` cosi` telematica che vive in rete: tanto che "la sede ufficiale e legale -recita lo statuto- e` l'abitazione del suo presidente". O meglio il suo terminale. E la "sala riunioni" e` la lista di discussione a cui tutti i dottori-soci possono inviare i propri messaggi di posta elettronica: chi si sfoga, chi chiede notizie del prossimo concorso per ricercatore, chi vuole fuggire all'estero con una borsa di studio. I soci-Adi sono per tre quarti di facolt^ scientifiche. Ma il dottorato e` veramente un inferno? "Dipende dalle situazioni -racconta Marco Bianchetti, il presidente- a volte i professori ti sfruttano, a volte sei completamente libero. Un problema pero` e` la formazione: il nuovo ordinamento (legge 210, 1998 ndr) prevede che il ministero valuti la serieta` di un dottorando e quindi ne finanzi altri, dalla formazione garantita dall'universita`. Questo potrebbe servire; conosco dottori di ricerca a cui non e` stato mai proposto un incontro di formazione. Ma i veri problemi incominciano dopo, quando cerchi lavoro: il titolo di dottore infatti non ha alcun valore legale". Impossibile. "E invece e` cosi` -spiega Bianchetti-: secondo la legislazione dell'80 il titolo ti assicurava 10 punti al concorso per ricercatore universitario. Oggi zero. Nell'attuale concorsone per l'insegnamento, il titolo di dottore e` valutato solo due punti, come la lode all'esame di laurea. Per non parlare dei normali concorsi pubblici, dove il dottorato non conta un punto".Per aspiranti dottori, dottori e curiosi, appuntamento al sito Adi: www.dottorato.it