Gli atomi di carbonio: c'e` qualcosa di piu` meraviglioso?Chiedetelo a Marco. Ha passato 4 anni della sua vita a spiarli, chiuso in un laboratorio dell'universita` di Milano. E se domani i chip del computer saranno mille volte piu` piccoli, lo dovremo anche al suo lavoro.
Marco in universita` vive nelle "terre di mezzo"; non e` un professore e neppure un semplice studente.Bistrattato dai cattedratici, guardato forse con invidia dalle matricole, la sua qualifica e` "dottore di ricerca".
Neo-laureato, pieno di aspettative, ha vinto una borsa di studio e viene pagato per imparare a "cercare". Sono 4 mila ogni anno i dottori di ricerca come lui, arruolati dalle universita` italiche. E dal 1983, anno di istituzione del "dottorato", ad oggi i "dottori" hanno superato quota 49 mila. Un esercito di piccoli detective di tutte le facolta` che, a contratto per tre anni, si pone alla ricerca di tutto: all'universita` di Milano ci sono 3 che si occupano di "patologia comparativa degli animali domestici"; a La Sapienza di Roma "Storia e analisi delle culture musicali". Il polmone della ricerca universitaria italiana.
Ma non e` tutto oro quello che luccica. La vita del dottore di ricerca e` una continua corsa ad ostacoli: prima di conquistare un posto, c'e` chi passa anni in tentativi, trasformandosi in "emigrante del concorso", su e giu` per gli scranni delle universita` italiane. Diventato infine "dottore", formalmente sei un "discente", cioe` qualcuno dovrebbe avere cura di te, aiutandoti ad imparare tecniche di ricerca. Ma il mondo caldo e fatato degli studi fa a gomitate con quello ambizioso dell'accademia: cosi` capita, ben al di la` dei propri doveri, di ritrovarsi a gestire laboratori, assistere docenti negli esami, garantire una presenza costante in universita`. Per scoprire che il polmone della ricerca e` un po' a corto di ossigeno: "Fino al '97 la borsa e` stata di 13 milioni netti esentasse all'anno -spiega Marco Bianchetti, presidente dell'Adi, associazione dottori e dottorandi italiani-; nel '98 e` aumentata a 16 e nel 2000 passera` a 20 milioni lordi al 12 per cento delle ritenute previdenziali (circa 17 milioni esentasse). Ma se hai reddito superiore a 15 milioni l'anno ti levano la borsa. Con queste premesse, mantenersi diventa difficile". Ma passi. Pur di avere in futuro qualche possibilita` di carriera universitaria, magari assunto come ricercatore, c'e` chi si rassegna a vivere con la mamma nonostante i 30 anni; oppure si sforza di arrotondare la borsa con un secondo lavoro. E invece: "Oggi con l'autonomia universitaria (legge 210 del '98, ndr) i posti di ricercatore sono pochissimi -spiega Lucia Scalera, del ministero dell'Universita` e della ricerca scientifica-. Cosi` alla fine dei tre anni, molti dottori scoprono di essere al punto di partenza". Con l'autonomia anche i dottorati diventano un punto interrogativo: se fino ad oggi e` stato lo Stato ad indire le borse di studio post- lauream (nel solo '99, 262 miliardi di investimenti), dal 2000 saranno le universita` a bandire autonomamente i concorsi.